I benefici per le imprese dopo l’apertura dei mercati europeo e giapponese

“We are sending a strong signal to the world that two of its biggest economies still believe in open trade, opposing both unilateralism and protectionism. The economic benefits of this agreement are clear. By removing billions of euros of duties, simplifying customs procedures and tackling behind-the-border barriers to trade, it will offer opportunities for companies on both sides to boost their exports and expand their business.” sono le parole del Commissario europeo per il Commercio Cecilia Malmström

In questa fase della politica estera dominata da incisivi interventi di protezionismo, l’Unione europea e il Giappone danno segnali opposti.

Hanno ieri siglato un Accordo di Partenariato Economico che ha come fondamentale elemento l’apertura reciproca dei due mercati.

Le merci europee non pagheranno più annualmente 1 miliardo di euro di dazi giapponesi: il 94% dei dazi giapponesi è rimosso per i beni europei, aliquota che giungerà al 99% nel corso degli anni successivi. Già il 99% dei dazi europei sulle merci giapponesi in entrata nel mercato unionale è eliminato. L’attuale differenza è legata soprattutto al prodotto del riso, che gode di una forte protezione politica dalle importazioni in Giappone.

Si tratta del più grande accordo concluso: copre un terzo dell’economia globale e mercati di oltre 600 milioni di persone.

I benefici per il Giappone sono principalmente legati all’esportazioni in Europa di auto e relativo settore dei ricambi, che coprono un quinto dell’export nipponico in Europa. Il dazio europeo verso le auto giapponesi dal 10% sarà progressivamente eliminato in seguito all’entrata in vigore dell’accordo. Un beneficio di particolare interesse per il Giappone in vista tra l’altro delle minacce di Trump di innalzare invece un dazio del 25% contro le auto giapponesi in entrata nel mercato USA.

I benefici per l’Europa sono connessi sopratutto ai prodotti al consumo e in specie dell’area alimentare, tra cui vino, formaggi, birra, carne suina. Ciò, nonostante il settore caseario interno giapponese prevede una conseguente perdita di forti quote di mercato in virtù della progressiva riduzione dei dazi attualmente esistenti sino al 40% sul formaggio europeo. Le concessioni che il Giappone ha offerto all’UE sui prodotti agricoli sono un duro colpo inoltre per gli agricoltori statunitensi, che speravano da tempo in un’apertura del mercato nipponico ai propri prodotti.

Il tutto entro il 2019. L’accordo deve proseguire il suo iter normativo con le ratifiche degli Stati. In tale iter si inserisce l’interesse che esso riesca a concludersi entro marzo 2019, potendo così consentire anche al Regno Unito di beneficiarne nel suo successivo periodo di transizione di uscita dall’Unione.

Un esempio: Il Brunello di Montalcino in Giappone. La Cantina Col d’Orcia saluta con favore questo nuovo accordo. Dagli anni novanta esporta in Giappone i propri vini, dichiarando che tra i principali ostacoli vi sono i dazi. L’accordo con il paese asiatico diventa dunque un buon lasciapassare per il proprio prodotto, auspicando che possa avere gli stessi effetti dell’accordo UE-Corea del Sud dal quale la cantina ha beneficiato di un aumento di 1500 bottiglie l’anno di esportazione.

Ma oltre alle facilitazioni commerciali, sono stati assunti impegni anche in altri settori tra cui difesa, cambiamenti climatici, standard di sicurezza e movimentazione persone.

L’accordo dimostra come l’Unione europea sta sempre più rivolgendo i suoi interessi commerciali a est, unendosi alle più grandi economie asiatiche per difendere il sistema commerciale globale dagli attacchi di Trump, che durante il fine settimana ha dichiarato che il blocco dei 28 stati membri era il più grande nemico degli Stati Uniti a livello globale. Accanto al Giappone gli interessi commerciali europei si rivolgono principalmente verso Singapore, Vietnam, Indonesia, Australia, Nuova Zelanda.

 

 

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