Problemi per chi importa prodotti di acciaio nella UE

Nascono nuove misure di salvaguardia dell’industria europea del settore acciaio.

Stimolate anche dalle reazioni dei mercati all’innalzamento del dazio statunitense al 25% volte a convergere le forniture in eccedenza verso altre aree tra cui quella europea, le misure imposte dalla Commissione europea vogliono limitare le importazioni di acciaio nella UE. Hanno un periodo di vigenza provvisoria sino a gennaio 2019. Dopo tale parentesi temporale le istituzioni unionali potranno valutare, dati alla mano, le effettive incidenze e dunque decidere se applicare le misure a titolo definitivo.

Di cosa si tratta?

Si tratta di una restrizione quantitativa. Le aziende europee potranno importare solo determinati volumi fissati dalla UE senza ulteriori aumenti daziari.I contingenti tariffari sono gestiti in base alla regola “primo arrivato, primo servito”. In caso di esaurimento della quota, gli importatori dovranno pagare un supplemento del 25% di dazio: una barriera tariffaria che sorge al raggiungimento del livello normale di importazioni negli ultimi tre anni. Un dazio fuori quota come deterrente per le importazioni che vanno oltre il livello storico di importazione.

Qual’è l’oggetto di tali misure protezionistiche?

Numerosi prodotti siderurgici, come dettagliatamente individuati in base alla rispettiva classificazione doganale nell’allegato I del regolamento di esecuzione.

Quali Paesi di esportazione sono toccati dalla nuova normativa?

Generalmente è una misura erga omnes. Tuttavia, sono esentati dalle misure i prodotti siderurgici di origine dei Paesi SEE (Norvegia, Islanda e Liechtenstein) e dei Paesi in via di Sviluppo, tranne alcuni tra cui Brasile, Cina, Vietnam.

La base normativa è il regolamento di esecuzione (UE) 2018/1013 della Commissione del 17/07/2018; qui il suo contenuto nel dettaglio, per poter verificare quali prodotti, quali origini e quali quantitativi sono sottoposti alle nuove regole.

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